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il peggior periodo del maschio 
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Messaggio il peggior periodo del maschio
LONDRA - Bolt? Qualunque aborigeno della preistoria l'avrebbe surclassato. Il record mondiale del salto in alto è stato, almeno fino a un secolo fa, alla portata di buona parte dei giovani Tutsi, del Ruanda, che nelle cerimonie di iniziazione all'età adulta saltavano 2,50 metri e più, contro i 2,45 di Sotomayor. Questi ed altri esempi si possono trovare in un libro dell'antropologo australiano Peter McAllister, intitolato "Manthropology", dove lo studioso smitizza sistematicamente il mito del progresso fisico-atletico della nostra specie, e in particolare del genere maschile.

Il sottotitolo, che suona come "La scienza dell'inadeguatezza dell'uomo moderno" è di per sé eloquente premessa della tesi dello studioso: il maschio dei nostri giorni è una mezza cartuccia. "Se stai leggendo questo libro - scrive McAllister nella sua prefazione - o se sei il 'lui' per cui qualcuna ha comprato questo libro, sei il peggior maschio della storia. Senza 'se' e senza 'ma': il peggior periodo del maschio: come categoria, infatti, siamo la più penosa coorte di maschi di Homo sapiens ad aver calpestato il pianeta Terra".

Attingendo a una gran quantità e varietà di fonti, lo studioso ha trovato, sostiene, evidenze che attestano l'inferiorità dell'uomo moderno rispetto ai suoi predecessori in numerosi campi. Tra questi, alcune discipline dell'atletica leggera. Le sue conclusioni sulla velocità degli aborigeni australiani vissuti 20mila anni fa si basano su alcune impronte, rinvenute su un terreno fossilizzato nel suo Paese. Le tracce appartengono a sei uomini, ed è stato possibile accertare che si tratta di individui che inseguivano una preda animale. Ma McAllister è andato oltre e, analizzando le tracce di un singolo uomo, denominato T8, ha provato che doveva correre ad una velocità di 37 km orari. Bolt durante il suo record mondiale ottenuto a Berlino, ha superato quota 44: ma si tratta di una velocità di punta, di un atleta che corre su un terreno ideale, con scarpe ultraspecializzate e annessi tacchetti. Lo studioso ipotizza che quel particolare aborigeno, che correva a piedi scalzi su un terreno "molle", avrebbe comunque potuto raggiungere i
45 orari. E non necessariamente si trattava del Bolt dei suoi tempi...

"Possiamo affermare che T8 ha accelerato fino alla fine della sua corsa, e dare per certo che corresse vicino ai suoi limiti, dal momento che inseguiva una preda - ha spiegato McAllister a Cambridge, Inghilterra, dove temporaneamente lavora e risiede -. Ma lo faceva in condizioni ben diverse da quelle che si riescono a creare su una pista di atletica. Oltretutto non ci sono ragioni per pensare che molti dei suoi coevi non fossero in grado di correre altrettanto veloci: fossilizzazioni come quella su cui sono stati eseguiti i test sono talmente rare che le probabilità di aver trovato proprio quella dell'uomo australiano più veloce del suo tempo (e del più rapido del mondo) sono estremamente rare.

McAllister va oltre e racconta che foto scattate da un antropologo tedesco all'inizio del Novecento mostrano giovani Tutsi che saltano fino a 2,52 metri. Anche qui, ovviamente, senza tacchetti, e senza[i[i]] Fosbury... "Si tratta di un rituale di iniziazione, che consisteva nel saltare almeno la propria altezza. Lo dovevano
[/i][/i]fare tutti per entrare nell'età adulta - spiega McAllister -. Saltavano sin dai primissimi anni di vita per farsi trovare pronti a quell'appuntamento, sviluppando grandi capacità atletiche e tecnica specifica".

McAllister cita altri confronti. Gli aborigeni lanciavano lance di legno duro a 110 metri, contro i 98,48 metri dell'attuale record mondiale del giavellotto. "E' vero che si tratta di strumenti diversi (oltretutto il giavellotto è stato via via appesantito negli anni perché i lanci diventavano troppo lunghi rispetto agli stadi n.d.r.) -. Ma siamo comunque di fronte a un'altra evidenza delle enormi capacità atletiche degli antichi aborigeni, tali che, se per assurdo qualcuno di loro potesse esser fatto partecipare a una moderna competizione di giavellotto, sarei sorpreso di vederlo eliminato dopo i primi lanci".

Ancora: le legioni romane riuscivano a percorrere una maratona e mezzo al giorno (oltre 60 km) con addosso un equipaggiamento che pesava circa la metà di loro; Atene aveva nel suo esercito 30mila vogatori che avrebbero potuto surclassare i vari Abbagnale e Redgrave. Una donna Neanderthal (qui per la verità si tratta di un'altra specie, vissuta in parallelo alla nostra) possedeva il 10 per cento di massa muscolare in più dell'uomo moderno. Allenata al meglio avrebbe quasi eguagliato il miglior Schwarzenegger. "Ma per la diversa conformazione dell'avambraccio, a braccio di ferro l'avrebbe umiliato".

Insomma un declino fisico netto e inarrestabile, contro il quale nulla possono - sembra - i criteri di allenamento ai limiti della fantascienza di cui l'uomo moderno, e solamente lui, è in possesso (e, a quanto pare, neppure il doping, dove presente). Con una sola spiegazione. "In questi tempi, siamo spaventosamente inattivi, lo siamo dai tempi della rivoluzione industriale - spiega McAllister - Prima di quel tempo, l'uomo era molto più robusto e muscoloso. Noi vediamo i progressi dell'atletica dell'ultimo secolo, e degli ultimi 30 anni in particolare, frutto di migliorie tecnologico-scientifiche nella capacità di allenare l'organismo umano. Ma se potessimo andare più indietro, le cose cambierebbero".

"Le statistiche su quanto lavorasse più di oggi l'uomo pre-Rivoluzione industriale sono note a tutti - continua l'autore di 'Mantropologist' - Abbiamo perso il 40 per cento della diafisi, della parte centrale delle ossa lunghe perché abbiamo molto meno massa muscolare collocata su quelle ossa. Semplicemente, non siamo esposti agli stessi carichi di lavoro, alle stesse sfide che quotidianamente gli uomini dell'antichità dovevano sostenere e affrontare, e come diretta conseguenza i nostri corpi si sono sviluppati meno. Neanche il livello di allenamento di un superatleta, evidentemente, è in grado di replicare quei carichi di lavoro".

Un invito a tornare al passato? "Tutt'altro - conclude, un po' laconicamente McAllister - Nessuno vuole riproporre la brutalità di quei giorni, ma ci sono cose che potremmo fare meglio, e trarne profitto".

14 ottobre 2009

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mercoledì 14 ottobre 2009, ore 17:27
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Messaggio Re: il peggior periodo del maschio
e le donne arborigene? magari noi ci siamo evolute e voi no :lol:

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mercoledì 14 ottobre 2009, ore 18:01
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Messaggio Re: il peggior periodo del maschio
didi79 ha scritto:
e le donne arborigene? magari noi ci siamo evolute e voi no :lol:


allora non oso pensare a come eravate!

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mercoledì 14 ottobre 2009, ore 19:06
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Messaggio Re: il peggior periodo del maschio
Brazo ha scritto:
didi79 ha scritto:
e le donne arborigene? magari noi ci siamo evolute e voi no :lol:


allora non oso pensare a come eravate!



ciò che conta é il risultato 8)

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Messaggio Re: il peggior periodo del maschio
e certo, stando tutto il tempo seduti davanti un computer ci stiamo trasformando in semolino!!!!! :cry:
A cogghiri olivi e a zappari!!!!! :lol:
Però prima la vita era così massacrante che si, erano più forti fisicamente, ma si ritrovavano a 40 anni con il fisico a pezzi. Infatti morivano prima :?

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giovedì 15 ottobre 2009, ore 11:34
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