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La rivoluzione Islandese! 
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Messaggio La rivoluzione Islandese!
Guardate questo video!!!
La rivoluzione Islandese del 2011, nascosta perchè pericolosa per i potentati economici mondiali!!!
Guardate cosa hanno combinato gli islandesi e come hanno mandato a cagare banche e politici!!!


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martedì 1 novembre 2011, ore 18:36
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Messaggio Re: La rivoluzione Islandese!
Non solo! La Grecia ha fatto bene ad indire il referendum! Il debito lo devono coprire quelli che lo hanno creato non i cittadini! Si può fare!!!
Ecco perchè tutti gli Stati guardano questo referendum con sospetto!!!!
Forza Grecia! Come l'Islanda! =D> =D> =D> =D>

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martedì 1 novembre 2011, ore 18:41
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Messaggio Re: La rivoluzione Islandese!
e forza Italia no?? :? #-o

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è iniziato tutto nel silenzio e finirà nella stessa maniera...in silenzio...anche se le grida,le urla saranno solo dentro...


martedì 1 novembre 2011, ore 21:08
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Messaggio Re: La rivoluzione Islandese!
gianiro ha scritto:
Guardate questo video!!!
La rivoluzione Islandese del 2011, nascosta perchè pericolosa per i potentati economici mondiali!!!
Guardate cosa hanno combinato gli islandesi e come hanno mandato a cagare banche e politici!!!


=D> =D> =D =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> > =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D> =D>
triste e invidioso del popolo islandese

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martedì 1 novembre 2011, ore 21:45
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Messaggio Re: La rivoluzione Islandese!
Il popolo è sovrano? Allora è giusto chiedere a lui se si vuole salvare tutto questo assurdo sistema economico oppure azzerare tutto e ricominciare dal basso.
L'Islanda era strozzata dalle banche inglesi e olandesi che erano fortemente in passivo e gli Stati chiedevano all'islanda di farsi carico di parte delle perdite.
Il primo governo di destra obbedì. La gente non si fece infinocchiare ed era convinta che le perdite delle banche se le dovevano pagare loro e di chi le aveva gestite male.
Ci furono manifestazioni ad oltranza che convinsero il governo a dimettersi. Salì il centro sinistra che in campagna elettorale si diceva dalla parte del popolo.
Ma una volta al governo anch'esso chiese sacrifici per risanare il debito delle banche. A questo punto il popolo inferocito si scagliò contro a quest'ultimo.
In poche parole, è finita che il popolo vinse grazie ad un referendum. Le banche si aggrapparono al ca**o. L'Inghilterra e l'Olanda si imbufalirono ma si sono dovuti sucare la palla. Hanno riscritto una nuova costituzione e si sono dati una regola democratica e cioè che tutti possono esercitare l'esercizio di rappresentanza purchè a loro sostegno avevano almeno trenta persone. (per l'Italia si potrebbe fare 3000). Non solo ma l'unica regola che impediva ad una persona di candidarsi, era quella di avere una tessera di partito.

Ora, in Grecia sta accadendo la stessa cosa. I francesi e i tedeschi che hanno enormi interessi con le loro banche, stanno cercando di pressare il governo di Atene a risanare i debiti per aiutare le banche. Le banche loro! Se non avessero avuto banche e quindi soldi da recuperare, col ca**o che si sarebbero così interessati. Li avrebbero sbattuti fuori dall'euro a calci nel culo. Ma a risanare le banche chi deve essere? Il cittadino? Ma che colpa ne ha?

Questo sistema ormai è al collasso. Occorre rivedere tutto il sistema e aiutare le banche solo ad una condizione: nazionalizzandole. Una banca se vuole il prestito deve diventare dello Stato.

Ditemi se è concepibile che ad una società come l'Eni debba essere concessa dallo Stato la cassa integrazione e la mobilità.
Un'azienda che è in attivo per miliardi di euro, solo perchè l'anno precedente ne ha guadagnato n miliardi +1, ora che ne guadagna n miliardi, è considerata in perdita e gli azionisti devono avere garanzie. Chi paga la mobilità e la cig? Noi che paghiamo le tasse. Tutto perchè gli azionisti, questi santi, non possono rinunciare ai loro stratosferici guadagni o perchè altrimenti la borsa cade.

Ma che andasse tutto a puttane! Forse Berlusconi lo ha capito e si è adeguato subito, ma non in senso figurato.

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martedì 1 novembre 2011, ore 23:16
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Messaggio Re: La rivoluzione Islandese!
Non solo, ma nessuna manovra, nessun sacrificio a noi chiesto può dare garanzia del risultato, perchè basta che gli speculatori fanno cadere la borsa per due giorno per essere punto e capo. La gente è disposta la sacrificio se serve a qualcosa.

Poi sento che l'ex presidente della unicredit ha preso una buona uscita di 40 milioni di euro. Dopo tre settimane la Unicredit ha chiesto di poter avere gli aiuti dalla banca europea. Ma che ci prendono per il culo davanti e davanti?

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martedì 1 novembre 2011, ore 23:19
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Messaggio Re: La rivoluzione Islandese!
gianiro ha scritto:
Non solo, ma nessuna manovra, nessun sacrificio a noi chiesto può dare garanzia del risultato, perchè basta che gli speculatori fanno cadere la borsa per due giorno per essere punto e capo. La gente è disposta la sacrificio se serve a qualcosa.

Poi sento che l'ex presidente della unicredit ha preso una buona uscita di 40 milioni di euro. Dopo tre settimane la Unicredit ha chiesto di poter avere gli aiuti dalla banca europea. Ma che ci prendono per il culo davanti e davanti?


Chi sono i soci maggioritari della banca d'italia?

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martedì 1 novembre 2011, ore 23:45
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Messaggio Re: La rivoluzione Islandese!
Brazo ha scritto:
gianiro ha scritto:
Non solo, ma nessuna manovra, nessun sacrificio a noi chiesto può dare garanzia del risultato, perchè basta che gli speculatori fanno cadere la borsa per due giorno per essere punto e capo. La gente è disposta la sacrificio se serve a qualcosa.

Poi sento che l'ex presidente della unicredit ha preso una buona uscita di 40 milioni di euro. Dopo tre settimane la Unicredit ha chiesto di poter avere gli aiuti dalla banca europea. Ma che ci prendono per il culo davanti e davanti?


Chi sono i soci maggioritari della banca d'italia?


le banche

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mercoledì 2 novembre 2011, ore 0:51
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Messaggio Re: La rivoluzione Islandese!
gianiro ha scritto:
Brazo ha scritto:
gianiro ha scritto:
Non solo, ma nessuna manovra, nessun sacrificio a noi chiesto può dare garanzia del risultato, perchè basta che gli speculatori fanno cadere la borsa per due giorno per essere punto e capo. La gente è disposta la sacrificio se serve a qualcosa.

Poi sento che l'ex presidente della unicredit ha preso una buona uscita di 40 milioni di euro. Dopo tre settimane la Unicredit ha chiesto di poter avere gli aiuti dalla banca europea. Ma che ci prendono per il culo davanti e davanti?


Chi sono i soci maggioritari della banca d'italia?


le banche


bravo.
Quindi è a tutti gli effetti un istituto privato.

E la banca d'italia che rapporto ha con la BCE?

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mercoledì 2 novembre 2011, ore 10:31
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Messaggio Re: La rivoluzione Islandese!
Brazo ha scritto:
gianiro ha scritto:
Brazo ha scritto:

Chi sono i soci maggioritari della banca d'italia?


le banche


bravo.
Quindi è a tutti gli effetti un istituto privato.

E la banca d'italia che rapporto ha con la BCE?


Non subivo tutte queste domande dai tempi delle scuole, ma certamente oggi sono molto più preparato di molti anni fa.
Penso sia parte integrante del consiglio direttivo.
Quindi, le banche degli Stati di cui le banche private sono soci maggioritari, spingono la bce ad uscire i soldi per ricapitalizzarsi e risanare le perdite da loro causate.
La Bce esce i soldi e gli interessi li fa pagare a noi cittadini fessi.
Infatti, se ci fate caso, è da un paio di anni che la politica economica europea la fa la BCE.
Un assurdo gioco al massacro dei nostri tempi.
Quindi l'Islanda non ha fatto bene a mandare tutti a fan culo?
Lo stesso farà la Grecia, poichè l'esito del referendum è scontato.
La maggior parte della gente queste cose non le sa, perchè se le sapesse, non accetterebbe mai di fare sacrifici che non gli competono.
Ora ti faccio una domanda io: quale partito politico italiano dice la verità? Non sentiamo forse dire da tutti i lati che bisogna prendere misure difficili e fare grossi sacrifici per uscire dalla crisi? Come l'Islanda, non dovremmo avere pietà di nessuno.

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mercoledì 2 novembre 2011, ore 20:44
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Messaggio Re: La rivoluzione Islandese!
..credo che le banche siano da ritenere aziende non profit, altrimenti non capisco perchè dovrebbero ricevere enormi aiuti dalle banche centrali(istituzioni che agiscono nel solo interesse dei cittadini).
analizzando il loro comportamento lo si può associare a mere aziende filontropiche, prestano denaro a chi non ne ha, a tassi affatto speculativi e se poi il denaro non vale quasi niente ciò è dovuto solo all'inflazione..banche centrali stampano altro denaro affichè le banche private possano aiutare altri onesti cittadini :roll:
.. le banche centrali fanno lo stesso anche per gli stati più deboli.. meritano il premio nobel per la pace ;)

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'E’ arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo morale di ribellarci'."giuseppe gatì


mercoledì 2 novembre 2011, ore 21:25
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Messaggio Re: La rivoluzione Islandese!
munnizza ha scritto:
..credo che le banche siano da ritenere aziende non profit, altrimenti non capisco perchè dovrebbero ricevere enormi aiuti dalle banche centrali(istituzioni che agiscono nel solo interesse dei cittadini).
analizzando il loro comportamento lo si può associare a mere aziende filontropiche, prestano denaro a chi non ne ha, a tassi affatto speculativi e se poi il denaro non vale quasi niente ciò è dovuto solo all'inflazione..banche centrali stampano altro denaro affichè le banche private possano aiutare altri onesti cittadini :roll:
.. le banche centrali e private fanno lo stesso anche per gli stati più deboli.. meritano il premio nobel per la pace ;)

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'E’ arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo morale di ribellarci'."giuseppe gatì


mercoledì 2 novembre 2011, ore 21:30
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Messaggio Re: La rivoluzione Islandese!
Gli Islandesi non sono italiani...ecco la differenza.
Sono un popolo!

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martedì 3 gennaio 2012, ore 14:23
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Messaggio La storia Argentina
Diamo uno sguardo a quanto accaduto in Argentina. Dieci anni fa il paese era travolto e portato al fallimento da uno tsunami economico. Le cause della crisi affondavano le radici negli anni Novanta, quando per combattere un'inflazione galoppante, che aveva raggiunto la percentuale record del 5mila per cento nel 1989 (con tassi mensili del 200 per cento), il nuovo governo guidato da Carlos Menem decise di ancorare la valuta nazionale al dollaro.

Il cambio venne fissato dall'allora ministro dell'economia Domingo Cavallo nel rapporto di 1 ad 1: ogni dollaro Usa veniva scambiato per peso argentino; la banca centrale argentina era costretta a tenere nelle proprie casse riserve in dollari pari al valore della quantità di moneta in circolazione.

Il sistema riuscì in effetti nell'intento che si era preposto: l'inflazione della moneta si arrestò in fretta. Ma al tempo stesso il nuovo cambio fisso rendeva improvvisamente convenienti le importazioni, al punto che la produzione subì una brusca frenata; il paese andò incontro ad una vera e propria deindustrializzazione.

Nel frattempo il debito pubblico continuava ad aumentare. Un debito che, a detta del giornalista Denis Robert, autore del saggio Revelation$ (2001), era finanziato in modo illegale da alcuni grossi gruppi – fra cui Citibank – attraverso dei fondi nascosti. Questo sistema aveva fatto crescere il volume dell'economia sommersa argentina e alimentava la pratica dell'evasione fiscale e della fuga dei capitali all'estero.

Per pagare il debito il Fondo Monetario Internazionale – da sempre complice, per molti persino mandante nascosto, dei governi argentini fin dagli anni cinquanta – concedeva volentieri nuovi prestiti e dilazioni nei pagamenti dei vecchi, ma gli interessi erano sempre più elevati. E cosa faceva il governo per farvi fronte? Faceva quello che i dettami liberisti prevedono in questi casi: privatizzava.

Privatizzava, vendeva, svendeva, e con il flusso di denaro dall'estero ripagava prestiti e debito. Finché non ci fu più niente da vendere. E fu allora che, con la produzione e la crescita ferme, scoppiò la crisi più nera.

Nel 1999 il Pil diminuì del 4 per cento e il paese entrò in recessione. Gli investitori persero in fretta la propria fiducia e la fuga di capitali all'estero aumentò. Nel 2001, con la disoccupazione alle stelle, un debito enorme e l'economia in recessione iniziò una folle corsa agli sportelli: i cittadini presi dal panico iniziarono uno dopo l'altro a ritirare i propri risparmi per convertirli in altre valute.

Per arginare il fenomeno il governo decise di applicare una serie di misure, note come corralito che congelavano i conti bancari degli argentini e rendevano possibili solo piccoli prelievi. Questo ebbe come effetto principale di esasperare ancora di più i cittadini, che scesero in piazza per protesta.

Le manifestazioni che nascevano spontanee presero il nome di cacerolazos, dal rumore che i manifestanti ottenevano percuotendo pentole, tegami, padelle e casseruole con mestoli e cucchiai. Si trattava, almeno inizialmente, di proteste pacifiche, che però in molti casi sfociavano in atti dimostrativi anche violenti contro banche e multinazionali.

La polizia reagiva spesso con violenza. L'escalation culminò sul finire del 2001, quando il presidente Fernando de la Rúa dichiarò lo stato d'emergenza. Il 20 ed il 21 dicembre in Palza de Mayo – la piazza principale di Buenos Aires – gli scontri furono violentissimi. La polizia sparò sulla folla uccidendo circa quaranta persone. De la Rúa fu costretto a fuggire in elicottero per evitare il linciaggio.

Fu proprio allora, col paese scosso ed il presidente in fuga, che si iniziarono a porre le basi per una nuova Argentina. Partendo dalla prima decisione inevitabile: il default. Il nuovo governo ad interim dichiarò l'insolvenza su circa l'80 per cento del debito sovrano argentino, per un totale di 132 miliardi di dollari.

Subito dopo fu abolita anche la convertibilità a cambio fisso con il dollaro: il peso andò in contro ad una forte svalutazione. Inizialmente gli effetti furono devastanti: la percentuale dei cittadini al di sotto della soglia di povertà salì fino a sfiorare, nell'ottobre 2002, la quota del 60 per cento; circa il 30 per cento della popolazione era classificata in stato di povertà estrema, ovvero incapace di procurarsi il cibo.

I senzatetto divennero migliaia; in molti si dettero all'attività di cartoneros, ovvero raccoglitori di cartone, che cercavano frugando per strade e vicoli e poi rivendevano agli impianti di riciclaggio. Fu un passaggio doloroso ma inevitabile, ma è da lì che l'Argentina trovò la forza e prese la spinta per ripartire.

Alla guida del paese fu eletto Néstor Kirchner, un ex membro della gioventù peonista repressa nel sangue dalla dittatura militare del '76. Durante il suo governo, e quello successivo della moglie Cristina Fernández, l'Argentina mise in atto politiche economiche di stampo nettamente diverse da quelle degli ultimi cinquant'anni che, sotto l'egira dei poteri forti della finanza globale – l'Fmi su tutti -, avevano contribuito a smantellare lo stato sociale e generato la crisi.

Il peso debole favoriva una ripresa delle esportazioni e il governo non esitava a stampare moneta per finanziare la ripresa economica e riattivare i circuiti di previdenza sociale e distrutti da anni di neoliberismo. Molte funzioni e servizi furono ripubblicizzati, dall'acqua, all'elettricità, all'istruzione.

Inoltre l'alleanza con il Brasile di Lula assumeva un'importanza strategica fondamentale nell'opposizione agli Stati Uniti che guardavano all'America Latina come ad un terreno fertile per gli investimenti delle proprie multinazionali. Ftaa, acronimo di Free trade areas of America, si chiamava il progetto. Alca in spagnolo. Era finanziato dal governo Bush e mirava ad abbattere ogni barriera fra stati delle americhe, con l'evidente scopo di favorire i commerci Usa e fare dell'America latina una fabbrica a basso costo. Nel 2005, a Mar del Plata, l'alleanza Kirchner-Lula risultò fondamentale nel contrastare i progetti imperialisti statunitensi ed opporsi fermamente al progetto, facendolo di fatto morire sul nascere.

Nel 2006, un anno più tardi, con il paese che dal 2004 era tornato a crescere a tassi record del 7-10 per cento annui, l'Argentina finì di onorare il proprio prestito con l'Fmi e decise di non contrarne di nuovi.

Oggi l'Argentina è un paese sovrano, che cresce con tassi fra i più elevati al mondo e lo fa aumentando le garanzie sociali, i servizi statali, i diritti dei propri cittadini. Sono riconosciuti i matrimoni omosessuali, la libertà d'informazione è garantita attraverso apposite leggi che impediscono i monopoli, il rispetto dei diritti umani è ritenuto uno dei principi fondamentali della repubblica. Nell'ottobre 2011 Cristina Fernández è stata rieletta alla guida del paese con il 54 per cento dei voti.

Esiste il modo di uscire dalla crisi senza passare per l'austerità, per la stabilità, ma piuttosto attraverso uno stato forte, che stampa moneta per finanziare servizi e ripresa economica. Certo, non in questa Europa, in cui l'emissione di denaro è affidata ad un manipolo di banchieri, a cui interessano i tassi di cambio dell'euro con il dollaro, l'inflazione, non certo il benessere degli euro-cittadini. Non in un'Europa, insomma, basata su un'unione esclusivamente finanziaria, senza uno straccio di politiche sociali condivise.

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venerdì 13 gennaio 2012, ore 10:19
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Messaggio Re: La rivoluzione Islandese!
ellenico ha scritto:
Gli Islandesi non sono italiani...ecco la differenza.
Sono un popolo!

Certo che essere un ''popolo'' quando si è in 310mila (molto meno degli abitanti di Catania) è molto piu' facile ...

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venerdì 13 gennaio 2012, ore 14:52
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