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racconti brividosi... 
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Smoking Bianco ha scritto:
copy & paste :twisted:

ma tu ti leggi sti mink*ati? :evil:


sono dei racconti horror...non sono mink*iate....possono piacere o meno...se non piacciono basta non leggerli. :wink:

si, prima di postarli li leggo.vastaiocu chi si :D

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ryoga ha scritto:
Smoking Bianco ha scritto:
copy & paste :twisted:

ma tu ti leggi sti mink*ati? :evil:


sono dei racconti horror...non sono mink*iate....possono piacere o meno...se non piacciono basta non leggerli. :wink:

si, prima di postarli li leggo.vastaiocu chi si :D


:figo: :wink:

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sabato 1 novembre 2008, ore 0:04
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Messaggio Re: racconti brividosi...
è tornato il tempo di leggere un po di storie brividose... 8) 8) 8)

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Messaggio Re: racconti brividosi...
ryoga ha scritto:
è tornato il tempo di leggere un po di storie brividose... 8) 8) 8)

riò.. riattacca con le storie.. erano bellissime :D

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domenica 25 ottobre 2009, ore 14:47
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Messaggio Re: racconti brividosi...
La festa dei morti
di Giovanni Verga



Nella collina solitaria, irta di croci sull'occidente imporporato, dove non odesi mai canto di vendemmia, né belato d'armenti, c'è un'ora di festa, quando l'autunno muore sulle aiuole infiorate, e i funebri rintocchi che commemorano i defunti dileguano verso il sole che tramonta. Allora la folla si riversa chiassosa nei viali ombreggiati di cipressi, e gli amanti si cercano dietro le tombe.
Ma laggiù, nella riviera nera dove termina la città, c'era una chiesuola abbandonata, che racchiudeva altre tombe, sulle quali nessuno andava a deporre dei fiori. Solo un istante i vetri della sua finestra s'accendevano al tramonto, quasi un faro pei naviganti, mentre la notte sorgeva dal precipizio, e la chiesuola era ancora bianca nell'azzurro, appollaiata come un gabbiano in cima allo scoglio altissimo che scendeva a picco sino al mare. Ai suoi piedi, nell'abisso già nero, sprofondavasi una caverna sotterranea, battuta dalle onde, piena di rumori e di bagliori sinistri, di cui il riflusso spalancava la bocca orlata di spuma nelle tenebre.
Narrava la leggenda che la caverna sotterranea, per un passaggio misterioso, fosse in comunicazione colla sepoltura della chiesetta soprastante; e che ogni anno, il dì dei Morti - nell'ora in cui le mamme vanno in punta di piedi a mettere dolci e giocattoli nelle piccole scarpe dei loro bimbi, e questi sognano lunghe file di fantasmi bianchi carichi di regali lucenti, e le ragazze provano sorridendo dinanzi allo specchio gli orecchini o lo spillone che il fidanzato ha mandato in dono per i morti - un prete sepolto da cent'anni nella chiesuola abbandonata, si levasse dal cataletto, colla stola indosso, insieme a tutti gli altri che dormivano al pari di lui nella medesima sepoltura, colle mani pallide in croce, e scendessero a convito nella caverna sottostante, che chiamavasi per ciò «la Camera del Prete». Dal largo, verso Agnone, i naviganti s'additavano l'illuminazione paurosa del festino, come una luna rossa sorgente dalla tetra riviera.
Tutto l'anno, i pescatori che stavano di giorno al sole sugli scogli circostanti, colla lenza in mano, non vedevano altro che lo spumeggiare della marea, quando s'internava muggendo nella «Camera del Prete», e il chiarore verdognolo che ne usciva colla risacca; ma non osavano gettarvi l'amo. Un palombaro che s'era arrischiato a penetrarvi, nuotando sott'acqua, uno che non badava né a Dio né al diavolo, pel bisogno che lo stringeva alla gola, e i figliuoli che aspettavano il pane, aveva visto il chiarore ch'era lì dentro, azzurro e ondeggiante al pari di quei fuochi che s'accendono da sé nei cimiteri, il pietrone liscio e piatto, come una gigantesca tavola da pranzo, e i sedili di sasso tutt'intorno, rosi dall'acqua, e bianchi quali ossa al sole. L'onda che s'ingolfava gorgogliando nella caverna, scorreva lenta e livida nell'ombra, e non tornava mai indietro; come non tornò più quel poveretto che s'era strascinato via. L'estate, nell'ora in cui ogni piccola insenatura della riva risonava della gazzarra dei bagnanti, l'onda calma scintillava, rotta dalle braccia di qualche ragazzo che nuotava verso le sottane bianche, formicolanti come fantasmi sulla spiaggia. - Così quel prete, un sant'uomo, aveva perso l'anima e la ragione dietro i fantasmi delle terrene voluttà, il giorno in cui Lei - la tentazione - era venuta a confessargli il suo peccato, nella chiesetta solitaria ridente al sole di Pasqua, col seno ansante e il capo chino, su cui il riflesso dei vetri scintillanti accendeva delle fiamme impure. Da cent'anni le sue ossa, consunte dal peccato, posavano nella fossa, stringendosi sul petto la stola maculata. Ivi non giungevano gli strilli provocanti delle ragazze sorprese nel bagno, né il canto bramoso dei giovani, né le querele delle lavandaie, né il pianto dei fanciulli abbandonati. La luna vi entrava tacita dallo spiraglio aperto nella roccia, e andava a posarsi, uno dopo l'altro, su tutti quei cadaveri stesi in fila nei cataletti, sino in fondo al sotterraneo tenebroso, dove faceva apparire per un istante delle figure strane. L'alba vi cresceva in un chiarore smorto, che al fuggire delle ombre sembrava far correre un ghigno sinistro sulle mascelle sdentate. Il giorno lungo della canicola indugiava sotto le arcate verdognole, con un brulichìo furtivo di esseri immondi in mezzo all'immobilità di quei cadaveri.
Erano defunti d'ogni età e d'ogni sesso: guance ancora azzurrognole, come se fossero state rase ieri l'ultima volta, e bianche forme verginali coperte di fiori; mummie irrigidite nei guardinfanti rigonfi, e toghe corrose che scoprivano tibie nerastre. Dallo spiraglio aperto nell'azzurro entravano egualmente il soffio caldo dello scirocco, e i gelati aquiloni che facevano svolazzare come farfalle di bruchi le trine polverose e i riccioloni cadenti dai crani gialli. I fiori, già secchi di lagrime, si agitavano pel sotterraneo, come vivi, e andavano a posarsi su altre labbra rose dal tempo; e appena il vento sollevava i funebri lenzuoli, stesi da mani smarrite d'angoscia su caste membra amate, occhi inquieti di rettili immondi guardavano furtivi nelle ossa nude.
Poscia, nell'ore in cui il sole moriva sull'orlo frastagliato dello spiraglio, il ghigno schernitore di tutte le cose umane sembrava allargarsi sui teschi camusi, e le occhiaie vuote farsi più nere e profonde, quasi il dito della morte vi avesse scavato fino alla sorgente delle lagrime. Là non giungeva nemmeno il mormorio delle preci recitate all'altare in suffragio dei defunti che dormivano sotto il pavimento della chiesuola, e i singhiozzi dei parenti non passavano il marmo della lapide. Le raffiche delle notti di fortuna scorrevano gemendo sulla casa dei morti, senza lasciarvi un pensiero per coloro che in quell'ora erravano laggiù, pel mare tempestoso, coi capelli irti d'orrore al sibilo del vento nel sartiame; né un senso di pietà per le povere donne che aspettavano sulla riva, sferzate dal vento e dalla pioggia; né un ricordo delle lagrime che videro forse, nell'ora torbida dell'agonia, e che bagnarono quegli stessi fiori che adesso vanno da una bara all'altra, come li porta il vento. - Così le lagrime si asciugarono dietro il loro funebre convoglio; e le mani convulse che composero nella bara le loro spoglie, si stesero ad altre carezze; e le bocche che pareva non dovessero accostarsi ad altri baci, insegnano ora sorridendo a balbettare i loro nomi ai bimbi inginocchiati ai piedi dello stesso letto, colle piccole mani in croce, perché i buoni morti lascino dei buoni regali ai loro piccoli parenti che non conobbero. - Tanto tempo è passato, insieme alle bufere della notte, e al soffio d'aprile, colle ore che suonano uniformi e impassibili anch'esse sul campanile della chiesuola, sino a quella del convito!
A quell'ora tutti gli scheletri si levano ad uno ad uno dalle bare tarlate, coi legacci cascanti sulle tibie spolpate, colla polvere del sepolcro nelle orbite vuote, e scendono in silenzio nella «Camera del Prete», recando nelle falangi scricchiolanti le ghirlande avvizzite, col ghigno beffardo di tutte le cose umane nelle bocche sdentate.
Più nulla! più nulla! - Né la tua treccia bionda, che ti cade dal cranio nudo. - Né i tuoi occhi bramosi, pei quali egli sfidò il disonore e la morte, onde portarti il bacio delle labbra che non ha più. Ti rammenti, i baci insaziati che dovevano durare eterni? - E neppure i morsi acuti della gelosia, il delirio sanguinoso che mise in mano a quell'altro l'arma omicida. - Né le lagrime che si piangevano attorno a quel letto, e quel morente voleva stamparsi negli occhi dilatati dall'agonia. - Né le ansie delle notti vegliate in quella stanza già funebre, in quell'attesa già disperata. - Né le carezze con cui il caro bimbo pagava il latte di quel seno e i dolori di quella maternità. - E neppure le lotte in cui l'uno si è logorato. - Né le speranze che hanno accompagnato l'altro sin là. - Né i fiori del campo per cui si è tanto sudato. - Né i libri sui quali si è vissuto tanta e tanta vita. - Né la bestemmia del marinaio che stringe ancora le alghe secche nelle falangi contratte. - Né la preghiera del prete che implora il perdono dei falli umani. - E non l'azzurro profondo del cielo tempestato di stelle; né il tenebrore vivente del mare che batte allo scoglio. - L'onda che s'ingolfa gorgogliando nella caverna sotterranea, e scorre lenta e livida sulla «Tavola del Prete» si porta via per sempre le briciole del convito, e la memoria di ogni cosa.
Ora nel costruire la diga del molo nuovo, hanno demolito la chiesuola e scoperchiano la sepoltura. La macchina a vapore vi fuma tutto il giorno nel cielo azzurro e limpido, e l'argano vi geme in mezzo al baccano degli operai. Quando rimossero l'enorme pietrone posato a piatto sul piedistallo di roccia come una tavola da pranzo, un gran numero di granchi ne scappò via, e quanti conoscevano la leggenda, andarono narrando che avevano visto lo spirito del palombaro ivi trattenuto dall'incantesimo. Il mare spumeggiante sotto la catena dell'argano tornò a distendersi calmo e color del cielo, e scancellò per sempre la leggenda della «Camera del Prete».
Nel raccogliere le ossa del sepolcreto per portarle al cimitero, fu una lunga processione di curiosi, perché frugando fra quegli avanzi, avevano trovato una carta che parlava di denari, e molti pretendevano di essere gli eredi. Infine, non potendo altro, ne cavarono tre numeri pel lotto. Tutti li giocarono, ma nessuno ci prese un soldo.

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martedì 27 ottobre 2009, ore 20:47
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Messaggio Re: racconti brividosi...

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lunedì 2 novembre 2009, ore 22:39
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Messaggio Re: racconti brividosi...
Ciao Irene, complimenti per le storielle.... ;)

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martedì 3 novembre 2009, ore 18:31
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Messaggio Re: racconti brividosi...
ciao tony, bentornato ;)

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martedì 3 novembre 2009, ore 18:35
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Messaggio Re: racconti brividosi...
grazie :) :)

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mercoledì 4 novembre 2009, ore 8:34
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Messaggio Re: racconti brividosi...
LA VINCITRICE
Laura aprì la porta di casa, entrò, si tolse le scarpe e si buttò sul divano. Era stata una giornata pesantissima al lavoro. Rivolse lo sguardo fuori dalla finestra. Il sole stava tramontando. Chiuse gli occhi e cercò di rilassarsi. Sentì il bisogno di una doccia. Si sollevò a fatica dal divano e si avviò verso il bagno. Davanti alla porta d’ingresso vide sul pavimento un fogliettino di carta che le era sfuggito poco prima. Lo raccolse e lo girò. Stampato nel mezzo del bigliettino c’era uno strano indirizzo di un sito web e dei dati di accesso:

www.freesitesnf.cn/xhg/898/new_poll.html

Username: Laura

Password: winner

<<E questo che cacchio è?>> – pensò. Il fogliettino lo aveva trovato proprio davanti all’ingresso e poteva essere stato infilato dal pianerottolo facendolo passare sotto la fessura. Il mese precedente il suo fidanzato le aveva preparato una sorpresa simile. Via e-mail le aveva mandato un indirizzo di un sito web, dove aveva trovato un “buono virtuale” per un week-end romantico in riva al lago. Era stato un regalo per il loro anniversario e avevano passato due giorni meravigliosi. Stavano assieme da ormai due anni e Laura sperava di ricevere una proposta di matrimonio, o almeno di convivenza. Decise che la doccia poteva aspettare. Estrasse dalla borsa il suo portatile, lo posò sul tavolo della sala e lo avviò. Si accese una sigaretta mentre aspettava l’avvio del sistema operativo.

<<Spero sia un altro buono per un viaggetto romantico, perché una proposta di matrimonio da una pagina web non potrei accettarla…>> – disse ad alta voce Laura.

Quando sullo schermo apparve il suo desktop, si collegò alla rete wirelless, lanciò Firefox e digitò nella barra di navigazione l’indirizzo trovato sul bigliettino.

Si aprì una pagina su sfondo nero, con un titolo bianco in caratteri enormi:

NUOVO SONDAGGIO:

TERMINE SCADUTO

CLICCA QUI PER VEDERE I RISULTATI

SI RICORDA CHE IL VIDEO

DELL’EVENTO

SARA’ TRASMESSO OGGI

A PARTIRE DALLE ORE 20.30

Laura seguì il link e le si aprì una nuova pagina, sempre su sfondo nero, con solo un semplice menù da cui poteva scegliere:

1) LE CANDIDATE

2) I RISULTATI

3) VIDEO IN DIRETTA (SOLO PER UTENTI ABILITATI)

Ciccò sulla voce numero uno. La connessione ora sembrava più lenta. Sulla barra di stato la scritta “waiting for www.freesitesnf.cn” sembrava bloccata. Passarono alcuni secondi e la scritta cambiò in “Transferring Data from www.freesitenfs.cn”. Nella pagina che si aprì si vedevano quattro foto in miniatura che ritraevano delle ragazze in primo piano e Laura notò subito che la seconda era lei. Sotto le foto la scritta “Clicca su una foto di una delle candidate per accedere alla sua pagina” lampeggiava vistosamente.

Una sensazione di disagio iniziò a nascerle improvvisamente dalle viscere. Senza pensarci cliccò sulla sua foto e le si aprì la “sua pagina”. La paura si trasformò in terrore e la vista le si annebbiò mentre vedeva caricarsi miniature di sue foto prese di nascosto ovunque: in strada, nei negozi, in ufficio e, cosa che la paralizzò del tutto, in casa sua mentre dormiva.
Sotto le foto c’era del testo con una sua biografia:

“Laura, 32 anni. Nata a Pisa, vive a Milano da 14 anni. Laureata in Psicologia, lavora come libera professionista. Capelli rossi, occhi verdi. Altezza 1,70 cm circa…”

Il testo proseguiva, ma non riuscì ad andare avanti. Premette il pulsante “back” del suo broswer, tornò alla pagina precedente e scelse la seconda voce: “I risultati”.

Attese il caricamento della pagina successiva. Pochi secondi, ma le sembrarono ore. Alla fine si aprì la solita pagina su sfondo nero:

LA VINCITRICE

DI QUESTO MESE E’:

LAURA

CLICCA QUI PER VEDERE L’EVENTO IN DIRETTA (SOLO PER UTENTI REGISTRATI)

CLICCA QUI PER ACQUISTARE L’ACCESSO

<<Vincitrice di cosa???”>> – pensò Laura. Sul bigliettino c’erano anche una username e una password. Tornò alla Home del sito e seguì il link per l’evento in diretta. Le si aprì un box chiedendole i dati di accesso, digitò quelli trovati sul fogliettino e attese il caricamento della pagina. Lentamente si aprì una sua foto. Sotto vide apparire la scritta:

LA VITTIMA DEL MESE E’

LAURA

CON 274 VOTI

METODO DI MORTE SCELTO:

IMPICCAGIONE

Clicca qui per il video in diretta!

La sua mente già provata non trovò nessun appiglio a cui aggrapparsi. Puntò il mouse sul link al video. Si aprì una finestra con l’interfaccia di Windows Media Player, su sfondo nero. Attese il caricamento dei dati. Quando comparve la prima immagine del video trasmesso in diretta sentì un brivido gelido lungo la spina dorsale e si accorse che un goccio di urina stava bagnando la gonna. Nel video riconobbe la sala della sua casa ripresa dall’alto: lei era di spalle, seduta davanti al tavolo che guardava il computer. Dietro di Lei un uomo con una corda in mano si stava avvicinando lentamente. Si girò di scatto e con la coda dell’occhio notò un gancio sul soffitto che non era mai esistito.

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venerdì 15 ottobre 2010, ore 13:01
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Messaggio Re: racconti brividosi...
Angosciante! :? ç_ç

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lunedì 18 ottobre 2010, ore 15:41
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Messaggio Re: racconti brividosi...
:o :o :o oh my gold ! O_______________O

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lunedì 18 ottobre 2010, ore 18:00
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Messaggio Re: racconti brividosi...
mamma mia che bella!!!!!

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è iniziato tutto nel silenzio e finirà nella stessa maniera...in silenzio...anche se le grida,le urla saranno solo dentro...


lunedì 18 ottobre 2010, ore 18:46
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Messaggio Re: racconti brividosi...
ç_ç ç_ç ç_ç
i cani t'hannammangiri :nin
mancu pozzu dormiri stanotte :cry:

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martedì 19 ottobre 2010, ore 0:34
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Messaggio Re: racconti brividosi...
Correre,correre, correre...

Correre, correre, correre...solo questo importa. Nient'altro ha più senso - correre lontano per sfuggirgli... sfuggirgli o sfuggirle? Perchè il terrore ha pietrificato il suo sguardo sull'immenso ghigno rosso fuoco e i contorni hanno perso significato. Un'immagine scaturita dal cuore dell'inferno - perchè niente altro di simile può esistere alla luce del sole: gli occhi come buchi neri e la bocca una voragine che tutto inghiotte.
E allora bisogna correre - i fili dell'erba alta gli colpiscono le braccia e il volto come fruste, e le tempie pulsano sino a scoppiare, e il respiro rompe il petto con fitte dolorose.
Ma deve correre se vuole salvarsi.

Ma perchè proprio lui? Perchè il demoniaco essere lo rincorre come preda? La sua è una vita senza infamia e senza lode - non ha mai fatto del male a nessuno - e mentre le sue gambe corrono più veloce del vento che gli frusta il viso, faticosamente il suo pensiero rivede le sue piccinerie, perchè solo piccinerie possono essere considerate: aver tradito la sua donna (ma non lo fanno tutti?), aver preteso un tasso usuraio per un prestito ad un amico (ma era forse meglio negargli il prestito?), essersi divertito a bastonare un cane sino a vederlo stramazzare (ma lo infastidiva... e poi è passato tanto tempo), e quella bimba vestita di pochi stracci che chiedeva una moneta, e lui divertito che tirava su il finestrino dell'auto (ma le città sono piene di straccioni!)...
ma sono solo piccinerie - non può essere rincorso da quella creatura mostruosa solo per simili insignificanti cose!

Ma deve correre... il respiro è un fischio sibilante, le gambe sembrano diventate di legno, deve correre...
E all'improvviso un filo di speranza: il buio della notte gli ha impedito di vedere che sta correndo parallelamente ad un binario, e lì dal fondo del nero inchiostro che avvolge tutte le cose sta emergendo la sagoma del treno che giunge sbuffando e gli si affianca... e allora capisce che è sul treno, con il treno che può salvarsi.
Con uno sforzo sovraumano afferra una maniglia e salta sul predellino - e solo allora ha il coraggio di voltarsi indietro. Il suo cuore ha un tuffo: in fondo c'è solo nero - solo notte - niente più mostro - niente più l'orrifica enorme bocca ghignante - e il terrore lascia il posto ad una gioia irrefrenabile, perchè il mostro non cercava lui, non lo rincorre!

Si passa le dita sulla fronte madida di sudore e urla di felicità e vuole gridare a tutti che è salvo, che è bello vivere - ma i vagoni del treno sono vuoti, sono bui, e non si ode più il fischio sibilante - eppure il treno corre più veloce del vento - fuori dai finestrini è nero come l'inchiostro, e la goia per la salvezza ritrovata lascia il posto ad una nuova inquietudine; nessuno risponde al suo grido - vagone dopo vagone - è silenzio profondo come in un abisso.

Ma ecco lì in fondo il rosso fuoco di un tramonto che illumina il cielo...
ma è già notte... e allora non può essere l'ultima luce del sole che muore...
E il gelo torna ad immobilizzargli le membra. Il cuore si ferma. Il resipiro quasi non c'è più.
Lì, in fondo, ad aspettare il treno vuoto, buio, silenzioso, lugubre come una bara, c'è, rossa come il fuoco dell'inferno, enorme, l'orrifica bocca ghignante
e non c'è più tempo e non c'è più spazio per fuggire mentre le tenebre sono squarciate dalla terrificante cupa risata che sembra un grido di dolore.

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