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Chiese Storiche di Gela
Chiesa San Biagio di Gela
All'interno del recinto del cimitero monumentale di Gela, nelle immediate vicinanze della Biblioteca Comunale e contigua alla chiesetta di S. Nicola da Tolentino, esiste la chiesuola rurale di S. Biagio, da tempo sconsacrata, databile forse ad epoca bizantina; particolarmente interessanti risultano il basso abside, la facciata principale con l'ingresso e il rosone e, all'interno, l'arco trionfale a sesto acuto.

La chiesa di S. Biagio fino al 1873 faceva parte dei beni della Commenda del Principe di Capua; il 3 luglio dello stesso anno fu incamerata dal Demanio dello Stato e successivamente nel 1899 acquistata dal Comune di Gela con la somma di ottocentolire. Aperta al culto fino al 1910, dopo la relativa sconsacrazione, fu adibita a lavatoio per il contiguo ospizio di anziani e poi a camera mortuaria prima di essere completamente abbandonata.

La chiesuola, ridottasi per la vetustà alle sole mura perimetrali, dal 1981 al 1985 ha subito diversi interventi di consolidamento e sistemazione con finanziamenti della Soprintendenza Regionale ai Beni Ambientali e Architettonici e del Comune di Gela. Durante la prima ristrutturazione andò perduta una caratteristica mattonella rossa, posta sopra l'ingresso Sud, con impresso l'anno 1099.

Oggi la chiesetta di S. Biagio è adibita a sala per mostre e conferenze.
 
Testo di Nuccio Mulè tratto dalla pubblicazione "Conoscere Gela"
 
Chiesa San Francesco d'Assisi di Gela
La chiesa di S. Francesco d'Assisi fu edificata a Gela ad unica navata nel 1659 sui resti di un'altra risalente al 1499; in essa predomina il tardo barocco siciliano ed esistono diverse tele attribuite allo Zoppo di Gangi (la vita di S. Francesco) e al Paladini (il Martirio di Santa Orsola) e al D'Anna (la Deposizione del 1768) oltre ad un'acquasantiera in marmo del XVI secolo probabilmente opera dei Gagini, un gruppo di statue lignee settecentesche e due monumenti marmorei.

Recentemente sono venuti alla luce diversi antichi affreschi e sono stati rimesse in luce le antiche dorature degli altari. La chiesa è dedicata al culto dell'Immacolata Concezione, la cui festa ricorre l'8 di dicembre.
 
Testo di Nuccio Mulè tratto dalla pubblicazione "Conoscere Gela"
 
Chiesa Madre di Gela
Nel 1766, sulla superficie prospiciente all'attuale Piazza Umberto I, furono iniziati i lavori per la costruzione della nuova chiesa Madre che fu completata nella prima metà dell'Ottocento; essa si erge a tre navate con cupola e torre campanaria (realizzata nel 1837). Intitolata a Maria Santissima Assunta in Cielo, presenta una pianta a croce latina con schema basilicale.

La facciata principale in stile neo-classico, opera dell'architetto terranovese Giuseppe Di Bartolo Morselli nel 1844, presenta una composizione architettonica articolata in doppio ordine sovrapposto, fortemente rilevato al centro con colonne aggettanti per tre quarti, con ordine dorico alla base e ionico superiormente; nella parte superiore spiccano il frontone adornato di acroteri e la croce oltre ad una placca litica ovoidale con in bassorilievo lo stemma mariano. Due profonde nicchie nel piano superiore, dove sono collocati due vasi, contribuiscono a dare alla facciata stessa una nota di gaiezza.

Nella Madrice si trovano diverse pale dipinte del Settecento e dell'Ottocento (Tresca e Vaccaro sono alcuni degli autori), un notevole dipinto su tavola del 1563 che raffigura il Transito di Maria attribuito a Deodato Guinaccia, alcuni affreschi, tre monumenti (8) e un grande organo del 1939 con 31 canne di facciata, disposte a cuspide; nella canonica, interamente ricostruita nel 1988, sono conservate diverse tele raffiguranti i parroci della chiesa e il Cardinale Panebianco, nonché due pregiate icone, dipinte su tavola con fondo in oro raffiguranti Maria SS. d'Alemanna (o della Manna) con Bambino, patrona di Gela la cui festa ricorre l'8 di settembre, e la Madonna col Bambino attaccato al seno materno.

Infine, nell'archivio sono conservati antichi documenti cartacei, nonchè i registri di morte, battesimo e matrimonio a partire dal 1500.

 
Testo di Nuccio Mulè tratto dalla pubblicazione "Conoscere Gela"
 
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i bimbi in disco inseguono le luci
 

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